Perchè una persona dovrebbe andare in giro in bicicletta, con la divisa da cuoco e per giunta carico come un mulo? Ora provo a spiegarvelo.

 

In principio era il Diavolo ( all’anagrafe Didi Senft) sulle strade del Tour, il celeberrimo tifoso tedesco reso popolarissimo dal suo forcone  e dai suoi salti sgraziati, presente per moltissimi anni sulle strade di Francia e non solo, è stato uno dei primi a dissacrare e a rendere goliardico il tifo ciclistico a bordo strada.
Pochi lo pensarono, qualcuno lo intuì, ma quello fu il punto di non ritorno, da allora nelle tappe dei grandi giri iniziarono a brulicare personaggi con travestimenti di ogni genere, origine e (in)utilità.

Tra i primi a proporsi in alternativa al diablo ci  furono i supereroi: Incredibile Hulk, Spiderman e Batman su tutti.  Seguirono gli animali, dinosauri e squali in abbondanza, ma anche orsetti rosa e panda con i capelli fucsia. Elefanti e giraffe per un tocco di esotico, l’ape maia e  cani di diverse razze, anche se i san Bernardo vanno per la maggiore  per via della botticella di acquavite appesa al collo.

Questa sorta di arca di Noè  in tutù attillato e pelo sintetico riesce sempre a strapparti un sorriso. Al contrario, sono sicuramente da bocciare quei mononeurone che corrono nudi a favor di telecamera, non brillano in fantasia – mostrano tutte cose già viste – e manifestano palesemente di non aver profuso nessuno sforzo preventivo.

Al contrario, ricordo di essere saltato sulla sedia per quei tre geni assoluti vestiti da giovani spose visti sullo Zoncolan, cosa c’entrassero? Nulla, ma sono stati geniali. Figli maschi.

 Babbo Natale è un evergreen che si porta su tutte le gare, quello che ho conosciuto io era danese, ma credo ce ne siano di ogni parte del mondo, e chissà magari anche l’originale è venuto al giro.

La lista prosegue con le lattine di birra viventi, con i vichinghi norvegesi ,  le parrucche bionde dei colombiani e quelle blu degli australiani. Immancabile il Roberto Baggio in maglia del Brescia, il colbacco dei tifosi di Zakarin e le orde di pellerossa, fortunatamente senza cavallo – quello vero si intende – che si affannano accanto alla gara.

Non spiccano per buon gusto invece i dottori che si agitano con siringhe giganti e ampolle misteriose, evocando spettri che mi auspico siano superati. Un alone oscuro si alza anche quando appaiono alieni di ogni forma e colore, per fortuna c’è Capitan America – quello mascherato si intende – in nostro soccorso.

 Dopo anni passati a seguire il ciclismo a bordo strada, sentivo il bisogno di abbandonare l’anonimato e inserirmi senza vergogna in tutto questo marasma meraviglioso di spensieratezza e orgogliosa sana ignoranza.

Nasce così il cuoco in bicicletta.